Archive for Ottobre, 2004

L’impasse della certificazione

Venerdì, Ottobre 29th, 2004

Sul manifesto di oggi 29/10, ho trovato un interessante articolo firmato da Sergio Cusani e Pino Tripodi di Banca della Solidarietà , che parla delle certificazioni di qualità , chiamandole balzelli e contestandone l’efficacia.

Leggendo l’articolo, la prima cosa che noto è la contraddizione fra il punto di vista proposto sull’efficacia della certificazione e la mia visione: mentre i 2 autori, realisticamente, anche alla luce della mia esperienza diretta, parlano della certificazione come di un odioso viatico obbligatorio attraverso cui passare per poter rimanere sul mercato delle commesse [pubbliche], io che sono un ottimista/idealista ho sempre pensato alla certificazione come a uno strumento per fare un po’ d’ordine (ben sapendo che la tendenza è quella di mettere la cenere sotto il tappeto).

Le tesi di Cusani e Tripodi sono comunque interessanti e meritano una ricapitolazione e qualche riflessione.

L’inefficacia del sistema attuale è doppia: dal lato dell’azienda e dal lato dei beneficiari ultimi della certificazione, cioè i consumatori o comunque i clienti. Per l’azienda, il bonus della certificazione cessa di essere tale nel momento in cui il popolo dei certificati supera la massa critica e quello che nasce come un costoso sistema di differenziazione nel mercato perde la sua efficacia, andando a costituire una sorta di status symbol. La stessa situazione si riflette dal lato dei clienti, che non hanno più la possibilità di utilizzare un fattore di scelta discriminante (ammesso e non concesso che il discrimine abbia un fondamento). Si potrebbe obiettare che comunque la certificazione costituisca un biglietto di entrata necessario a garantire un minimo di affidabilità , ma anche su questo punto la contro-obiezione è pronta: l’introduzione di una mediazione (costituita dagli enti che si occupano di certificazione e delle attività connesse, che costituiscono un universo complesso) non fa che allungare, diluire la catena del controllo, arrivando paradossalmente a diminuire il peso della responsabilità , delegata ai mediatori, i quali, nel frattempo e in ogni campo, si sono moltiplicati, contribuendo con ciò a questa entropia.

A questo si aggiunge una situazione distorta del mercato, causata dalla progressiva e prevedibile concentrazione orizzontale degli enti di certificazione e dall’innesco di uno dei più classici meccanismi del marketing, che vede un prodotto o un servizio mantenere un elevato costo, a dispetto dell’ampia offerta disponibile e del diminuito valore d’uso, con il risultato di mantenere alto anche il valore percepito (o diffuso), in una specie di circolo vizioso a tutto vantaggio dei certificatori e a danno del mercato stesso.

L’alternativa proposta è l’autocertificazione, una procedura su cui qui non mi esprimo, in quanto ne ho letto oggi per la prima volta, e in modo parziale, limitatamente a un campo ben specifico del settore agroalimentare: i produttori di vino.

Dunque la certificazione è “99% bad”? Sì, se l’enfasi sulle procedure diventa un’ossessione, se viene vissuta principalmente come un male necessario e diventa quindi un investimento a fondo perduto, se si perde l’opportunità del cambiamento, che è appunto la conseguenza logica di un sano processo di revisione delle procedure.

L’articolo citato segnala, al di là delle proposte alternative, uno stato di malessere (se non di sofferenza) del mercato della certificazione e di tutte le procedure, anche pubbliche, che ormai vi ruotano intorno. L’ipotesi non è esplicitata, ma il sospetto aleggia: sarà questa la nuova bolla? In questo caso, sarà quasi inevitabile buttare il bambino con l’acqua sporca e azzerare - o quasi - il panorama esistente, anche se non sono convinto che questa sia la migliore delle soluzioni possibili.

Comunicazione pubblica

Martedì, Ottobre 26th, 2004

La scaramanzia mi ha impedito di anticipare i tempi e di aprire la sezione che avevo in mente da tempo per queste note: ho infatti partecipato alle selezioni per un master di II livello in comunicazione pubblica (”Publi.Com”), che seguirò a Roma nel corso del 2005. La scaramanzia era dettata da 2 motivi principali: il primo è il forte desiderio di riallacciare rapporti con l’ambiente dello studio dopo 8 anni di esperienza professionale; il secondo è, ovviamente, l’interesse per la materia, derivato anche dalle frequenti occasioni di occuparmi professionalmente (anche se privilegiando soprattutto l’aspetto tecnico) di comunicazione pubblica.

Compatibilmente con gli impegni e l’opportunità , userò questa sezione durante gli studi per raccogliere annotazioni e riflessioni. Il pubblico di riferimento sarò dunque io stesso, ma spero che anche altri troveranno utili i contenuti che aggiungerò.

Seth Godin su information overload e altro

Sabato, Ottobre 16th, 2004

Come sempre, fulminante