La fanfara del MIT - Codice dell’amministrazione digitale

Un comunicato stampa dai toni talvolta imbarazzanti annuncia la discussione del Codice dell’amministrazione digitale.

Parte la vera e propria grande riforma della Pubblica amministrazione digitale.

Mi sembra di averla giĂ sentita… un paio di volte l’anno negli ultimi 4-5 anni.

Il “Codice dell’amministrazione digitale”, che dovrebbe essere operativo nei primi mesi del 2005

Il condizionale è d’obbligo, soprattutto visto il triste destino dei decreti necessari all’applicazione dell’altra “grande opera” del ministro Stanca: la legge 4/2004 sull’accessibilitĂ ai dei servizi informatici e telematici della PA.

Tanto per cominciare, prima di far squillare le trombe, sarebbe opportuno aspettare l’approvazione del codice. Di solito, gli annunci entusiasmanti è meglio farli di fronte a un “prodotto finito”, altrimenti (un ministero che si richiama esplicitamente - e con un pizzico di sprezzo del ridicolo - al MIT dovrebbe saperlo) si finisce a ingrossare le fila giĂ popolose dei produttori di “vaporware”.

Inoltre, leggendo la selezione di novitĂ proposta nel comunicato, mi sembra di riconoscere parecchie azioni giĂ avviate da precedenti leggi e iniziative, salvo che qui, si spera, verranno spinte con maggior forza verso la definitiva applicazione ed adozione. Ma, scusate se mi ripeto, quali garanzie in questo senso può darci lo stesso legislatore che ci ha regalato l’inapplicata legge 4/2004 e un anno (ma non abbiamo ancora finito di aspettare) di attesa per i risultati dell’oracolo (i consiglieri e consulenti che hanno contribuito alla preparazione dei regolamenti)?

Non sono scettico sulle potenzialitĂ innovative dell’informatica rispetto alla PA, ci mancherebbe! Ma prima di convocare gli angeli con le trombe e gli arcangeli coi tromboni, forse sarebbe meglio ricordarci che la comunicazione pubblica (anche quella dei ministeri piĂą ambiziosi) non può essere assimilata agli strilli nei mercati o ai toni parossistici da telepromozione.

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