In difesa della grafica - Fuori orario

E’ decisamente fuori orario la semi-monografia sulla grafica presentata da Alias/il manifesto sabato 3 settembre.
E’, oggi, il momento di rivendicare l’esistenza del design a monte degli oggetti d’uso comune? E’ il momento di riepilogare archetipi della comunicazione visiva come esempi di incastonamento nell’immaginario collettivo? E’ il momento di riproporre la dicotomia tra il grafico artigiano e l’artista? E’ il momento per l’elogio della tipografia? Chi si deve deve convincere (”buy into”) dell’importanza della grafica?
Il pretesto è un manifesto farcito di banali proiezioni di “sviluppo culturale”, della atavica insofferenza verso un’imprenditoria/committenza facilona e “interventista”: è la costituzione di un “ministero della grafica”, un’associazione che tradisce con il nome, oltre l’ironia sottile sottile ed evanescente, un’ansia di riconoscimento e di istituzionalizzazione. Operazione con più di un punto oscuro (li vedremo) eppure oggi, sabato 3 settembre, in qualche modo “agitante”.

Merito anche dell’introduzione della “issue”, affidata extra-”ministero” a un omaggio a Gianni Sassi, alla sua multimedialità e al suo polistrumentismo (a proposito, tra le sue intraprese citate, mi sembrano mancare, ma potrei sbagliarmi, anche sigle tv), alla sua politicizzazione “estrema” fino a prendere per “La Gola”, al cui confronto, l’ossessione ricorrente per il cachet citato nel manifesto fa un po’ pena.
Merito della chiusura del numero che ripropone in ampio spot pubblicitario un logo impolverato, imperfetto, anch’esso fuori orario e forse mai efficace come si sarebbe voluto, fuori centro come a suggerire un timido affacciarsi alla porta, per vedere se tutto può tornare come “un tempo”. Il logo dei Rolling Stones contrappunta l’immancabile articolo sui loghi e sulla loro sociologia, e accompagna anche le riflessioni di Elio Fiorucci (senza essere un esperto biografo di moda o Rock’n'Roll, lo immagino circa coetaneo di Jagger e Richards) sugli adesivi e sulla trappola che essi, come ogni media promozionale, rischiano di diventare.

La ri-vista del grido esistenziale del grafico scorre come un portfolio (ed in parte, sfrontatamente, lo è), proponendo pietre miliari (è l’ora delle pietre miliari?) e mutazioni in corso, soffermandosi un po’ troppo a sottolineare l’efficacia, a fini di ordine pubblico, della nuova grafica dei mezzi di polizia olandesi: passata la moda paranoica del panopticon, che prima o poi ritornerà come una collezione “fashion”, il nuovo trend è rappresentato dall’uso della grafica come “spaventapasseri”, anche a sopperire diminuzioni del personale? Su questo versante, forse anche la bistrattata (dal manifesto del “ministero”) Italia ha qualcosa da vendere, come dimostravano i cosiddetti “Robocop” in esposizione ed in azione a Genova durante il G8 del 2001.

E dunque l’ora, e nel contesto di Alias, di una monografia come questa, autoreferenziale (per una bizzarria della compressione o per volontà del grafico - chissà ? -, la grande foto che ritrae il “convegno” di grafici e comunicatori che corona la monografia è fortemente “pixelata”, ma in misura minore sui volti dei partecipanti) e in fondo autopromozionale/pubblicitaria, feticisticamente d’impresa e “marketara”, già vista e sentita?
Forse sì.

Perché ogni tanto bisogna pur pubblicare un catalogo, una bibliografia, un repertorio anche solo di nomi da dare poi in pasto a Google, dato che (e qui il “ministero” ha ragione) devi aver la fortuna di trovare e incontrare luoghi e persone giuste che insegnino queste basi.
Per affrontare dialetticamente il mercato e la sua tendenza a “farsi” la controcultura.
Per ricominciare a giocare anche con le parole ed i concetti che mettono in comunicazione le idee, l’immaginario e il paesaggio, il territorio, l’ambiente: dire che “la grafica è dappertutto” è banale e inconcludente solo se ci si dimentica di aggiungere il gusto ricombinante al confronto tra idea possibile e ambiente, rifiutando o detournando il cliché
Per ricordare, creare o imparare a conoscere oggetti emotivi e potenti come alcune icone o le copertine dei dischi, tra cui la vetta della serie 4AD/Vaughan Oliver (i Pixies) e il folle rincorrersi di “concept” e ironia su “Go 2″ degli XTC.

Comments are closed.