Una giornata particolare

10 Novembre 2004

Quella appena finita è stata la giornata del lancio di Mozilla Firefox 1.0. Il browser che esplicitamente lancia il guanto di sfida a Internet Explorer ha raggiunto il suo primo rilascio maturo. Una pietra miliare importante per il mondo del software open-source. Ma più che l’evento, che in sé ha anche un po’ di isteria mediatica, mi interessa parlare del brulicare della vita nelle comunità che ruotano intorno a Mozilla.

Il primo esempio viene proprio dalla giornata del lancio, in cui, se ne sono accorti tutti, ci sono stati grossi problemi di disponibilità dei server di distribuzione, sia quelli locali (con un lungo black-out di http://mozillaitalia.org), sia quelli centrali della Fondazione Mozilla.
Non essendomi affrettato al mattino a scaricare le versioni che mi servono (per Windows e Mac OS X; a Linux ci penserà il gestore di pacchetti di Debian), ho trovato nel pomeriggio e nelle ore seguenti i server sempre indisponibili. In serata ho così deciso di affacciarmmi sia sul forum di Mozilla Italia, sia sul canale IRC collegato allo stesso sito. Dopo una rapida verifica del fatto che la situazione era ancora piuttosto compromessa, insieme ad un altro moderatore di MozIt, abbiamo deciso di tentare di alleggerire i server tramite l’istituzione di “torrenti” contenenti le versioni tradotte del software. Dopo un’ora di approcci e tentativi, soprattutto per quanto riguarda i tracker, siamo quindi riusciti a mettere in piedi i torrenti necessari per la distribuzione, sperando che nei prossimi giorni anche altri utenti italiani intervengano usando lo stesso canale e migliorandone così le prestazioni generali.

Un altro piccolo frammento di case history è rintracciabile nella breve vita di un bug da me riscontrato in Camino, circa una settimana fa.

  • Verificata la presenza di una nuova finestra di dialogo (a dire il vero è uno sheet, un elemento tipico dell’interfaccia Aqua di Mac OS X) che non è al momento traducibile mantenendo integro il pacchetto dell’applicazione e che inoltre si presenta discretamente fastidioso, dato che chiede conferma per operazioni ovvie, come il collegamento a un indirizzo di posta elettronica
  • Inviata notifica alla mailing-list dei team di traduzione
  • Inviata notifica al principale sviluppatore di Camino
  • Contattato in chat IRC co-leader dei team di traduzione e discusso brevemente il problema
  • Contattato in chat IRC il leader del gruppo di programmatori, verificando in poche battute l’entità del problema, l’origine della modifica e definendone quindi meglio i contorni rispetto alla prima segnalazione
  • Biforcazione del problema: da un lato (più grave ed urgente) rimozione della finestra di dialogo per protocolli sicuri e non problematici; dall’altro, aggiunta della possibilità di rendere traducibili le finestre di dialogo (questa parte del problema, si stabilisce che non sia un ostacolo al rilascio di un prossimo aggiornamento)
  • In seguito alla lettura dei commenti al bug che ha dato origine alla patch incriminata, individuato un gruppo di preferenze che, se non implementate, potrebbero essere all’origine del problema
  • Inserimento in bugzilla di 2 bug, uno per il problema delle preferenze mancanti, l’altro per la traducibilità della finestra di dialogo
  • Il primo bug viene aggiunto alla lista dei blocker che precludono il rilascio di Camino 0.8.2 e riceverà un trattamento urgente nei prossimi giorni

Questa breve e schematica elencazione vuole dimostrare come, attraverso un mix di diversi canali e modi di comunicazione e archiviazione/documentazione (e-mail, chat. applicazione web per la gestione dei bug, con funzioni di “forum” per la memorizzazione dei commenti che accompagnano decisioni e azioni) si sia giunti in pochissimo tempo all’identificazione di un problema, alla sua valutazione nell’ottica del rilascio a breve termine di un aggiornamento, alla sua scomposizione in 2 livelli di priorità , all’identificazione di una probabile soluzione.

L’impasse della certificazione

29 Ottobre 2004

Sul manifesto di oggi 29/10, ho trovato un interessante articolo firmato da Sergio Cusani e Pino Tripodi di Banca della Solidarietà , che parla delle certificazioni di qualità , chiamandole balzelli e contestandone l’efficacia.

Leggendo l’articolo, la prima cosa che noto è la contraddizione fra il punto di vista proposto sull’efficacia della certificazione e la mia visione: mentre i 2 autori, realisticamente, anche alla luce della mia esperienza diretta, parlano della certificazione come di un odioso viatico obbligatorio attraverso cui passare per poter rimanere sul mercato delle commesse [pubbliche], io che sono un ottimista/idealista ho sempre pensato alla certificazione come a uno strumento per fare un po’ d’ordine (ben sapendo che la tendenza è quella di mettere la cenere sotto il tappeto).

Le tesi di Cusani e Tripodi sono comunque interessanti e meritano una ricapitolazione e qualche riflessione.

L’inefficacia del sistema attuale è doppia: dal lato dell’azienda e dal lato dei beneficiari ultimi della certificazione, cioè i consumatori o comunque i clienti. Per l’azienda, il bonus della certificazione cessa di essere tale nel momento in cui il popolo dei certificati supera la massa critica e quello che nasce come un costoso sistema di differenziazione nel mercato perde la sua efficacia, andando a costituire una sorta di status symbol. La stessa situazione si riflette dal lato dei clienti, che non hanno più la possibilità di utilizzare un fattore di scelta discriminante (ammesso e non concesso che il discrimine abbia un fondamento). Si potrebbe obiettare che comunque la certificazione costituisca un biglietto di entrata necessario a garantire un minimo di affidabilità , ma anche su questo punto la contro-obiezione è pronta: l’introduzione di una mediazione (costituita dagli enti che si occupano di certificazione e delle attività connesse, che costituiscono un universo complesso) non fa che allungare, diluire la catena del controllo, arrivando paradossalmente a diminuire il peso della responsabilità , delegata ai mediatori, i quali, nel frattempo e in ogni campo, si sono moltiplicati, contribuendo con ciò a questa entropia.

A questo si aggiunge una situazione distorta del mercato, causata dalla progressiva e prevedibile concentrazione orizzontale degli enti di certificazione e dall’innesco di uno dei più classici meccanismi del marketing, che vede un prodotto o un servizio mantenere un elevato costo, a dispetto dell’ampia offerta disponibile e del diminuito valore d’uso, con il risultato di mantenere alto anche il valore percepito (o diffuso), in una specie di circolo vizioso a tutto vantaggio dei certificatori e a danno del mercato stesso.

L’alternativa proposta è l’autocertificazione, una procedura su cui qui non mi esprimo, in quanto ne ho letto oggi per la prima volta, e in modo parziale, limitatamente a un campo ben specifico del settore agroalimentare: i produttori di vino.

Dunque la certificazione è “99% bad”? Sì, se l’enfasi sulle procedure diventa un’ossessione, se viene vissuta principalmente come un male necessario e diventa quindi un investimento a fondo perduto, se si perde l’opportunità del cambiamento, che è appunto la conseguenza logica di un sano processo di revisione delle procedure.

L’articolo citato segnala, al di là delle proposte alternative, uno stato di malessere (se non di sofferenza) del mercato della certificazione e di tutte le procedure, anche pubbliche, che ormai vi ruotano intorno. L’ipotesi non è esplicitata, ma il sospetto aleggia: sarà questa la nuova bolla? In questo caso, sarà quasi inevitabile buttare il bambino con l’acqua sporca e azzerare - o quasi - il panorama esistente, anche se non sono convinto che questa sia la migliore delle soluzioni possibili.

Comunicazione pubblica

26 Ottobre 2004

La scaramanzia mi ha impedito di anticipare i tempi e di aprire la sezione che avevo in mente da tempo per queste note: ho infatti partecipato alle selezioni per un master di II livello in comunicazione pubblica (”Publi.Com”), che seguirò a Roma nel corso del 2005. La scaramanzia era dettata da 2 motivi principali: il primo è il forte desiderio di riallacciare rapporti con l’ambiente dello studio dopo 8 anni di esperienza professionale; il secondo è, ovviamente, l’interesse per la materia, derivato anche dalle frequenti occasioni di occuparmi professionalmente (anche se privilegiando soprattutto l’aspetto tecnico) di comunicazione pubblica.

Compatibilmente con gli impegni e l’opportunità , userò questa sezione durante gli studi per raccogliere annotazioni e riflessioni. Il pubblico di riferimento sarò dunque io stesso, ma spero che anche altri troveranno utili i contenuti che aggiungerò.

Seth Godin su information overload e altro

16 Ottobre 2004

Come sempre, fulminante

Playlist delle radio USA clonate da Microsoft

18 Settembre 2004

Microsoft ha avuto la bella idea di replicare le playlist di radio molto popolari per il suo nuovo servizio di radio in streaming. Ha anche scelto di pubblicizzare i vari canali usando il nome o la frequenza delle radio che ha clonato (ma sui canali MS non ci sono le voci dei DJ e le canzoni di cui MS non possiede i diritti).
Interessante vedere cosa ne verrà fuori a proposito dei diritti d’autore.

Open Source e sicurezza: un altro punto di vista

18 Settembre 2004

Giusto poche settimane fa, ho aggiornato i testi del sito RWX con, fra l’altro, l’aggiunta di una pagina dedicata a considerazioni sul software Open Source ed alle comunità che vi ruotano intorno.
Nella pagina, parlo di argomenti inerenti la sicurezza e un diverso modello di lavoro, come motivazioni che mi hanno spinto verso questo ambiente. Di sicuro, a livello concettuale e personale, è la seconda che mi interessa di più, ma è indubbio che a livello professionale anche la sicurezza ha un peso importante, anzi determinante.

Per questo, ho letto con interesse un articolo che si annuncia provocatorio fin dal titolo, apparso in questi giorni su onLamp.com: Open Source Security: Still a Myth, di John Viega. Leggi il resto dell’articolo »

Idee in movimento

03 Settembre 2004

Comodo WordPress, peccato che obblighi a inserire almeno un articolo per non far vedere errori. E io volevo evitare di mettere il solito “Hello World” inutile. Comunque eccoci qua.
HELLO WORLD!